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Tfs- opzione per il Tfr - fondi pensione -cosa conviene ?
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Tfs- opzione per il Tfr - fondi pensione -cosa conviene ?
Il TFR si calcola accantonando annualmente –lungo l’intero arco dell’attività lavorativa- il 6,91% dello stipendio lordo annuale rivalutato dello 0,75% del tasso d’inflazione ufficiale più un 1,5% fisso (esempio: con un tasso d’inflazione al 3% il TFR viene rivalutato del 2,25% -equivalente allo 0,75% dell’inflazione- + l’1,5% fisso, quindi del 3,75%).Per i dipendenti pubblici il TFS equivale ai 13/12 dell’80% dell’ultimo stipendio lordo (negli enti locali e nella sanità si calcola sull’80% della media dell’ultimo anno di stipendio), vale a dire l’86,66% dell’ultimo stipendio moltiplicato per gli anni di servizio (non solo quelli effettivamente prestati, ma anche quelli riscattati). Il TFS non è salario differito (come il TFR), bensì salario previdenziale istituito per legge, gode di un trattamento fiscale più favorevole (solo il 40% del TFS è tassato) rispetto al TFR. Ma per tutti i dipendenti a regime TFS conviene mantenere tale forma di liquidazione, perché, qualora oggi optino per il TFR, automaticamente si troverebbero in un fondo pensione (infatti non è possibile scegliere il TFR senza aderire ad un fondo pensione. Diverso è il caso dei neoassunti, che oggi già sono a regime TFR; essi a tuttora non sono vincolati ai fondi pensione, almeno finchè non scatterà il meccanismo del silenzio/assenso.
Per i “neoassunti” (a partire dal 30/5/2000 quelli a tempo determinato, dopo il 31/12/2000 quelli a tempo indeterminato) che scelgono di aderire ai fondi pensione, automaticamente tutto il TFR maturando (il famoso 6,91% dello stipendio) più l’1% dello stipendio, più l’1% versato dall’amministrazione di appartenenza confluiscono nel fondo di riferimento; in più l’amministrazione pubblica aggiunge un versamento/bonus dell’1% per un anno se l’adesione avviene entro il primo anno di operatività del fondo, o dello 0,5% sempre per un anno se l’adesione avviene entro il secondo anno di vita.
Per gli assunti a tempo indeterminato entro il 31/12/2000 che scelgono la previdenza complementare, la quota che confluisce nei fondi pensione è costituita da un versamento dell’1% dello stipendio, a cui si somma il versamento di eguale entità dell’amministrazione di appartenenza, a cui vanno aggiunti il 2% dello stipendio trattenuto dalla quota del TFR maturando e l’1,5% trattenuto dal TFS precedentemente maturato, infine c’è da addizionare l’1% o lo 0,5% elargito per un anno dall’amministrazione se l’adesione ai fondi avviene entro il primo o il secondo anno di vita della loro operatività. Le quote da prelevare sul TFR e versare ai fondi potrebbero variare in seguito a sopravvenuti accordi in sede contrattuale. Al momento attuale non è ancora del tutto chiaro se, all’atto dell’eventuale entrata in vigore del meccanismo del silenzio/assenso, tutto il TFR maturando dei vecchi assunti passerà ai fondi pensione. Le indicazioni non possono che essere semplici e chiare: per chi è in regime TFS mantenerselo stretto altrimenti si va a finire dritti nei fondi pensione; anche per chi è in regime TFR –quei neoassunti verso cui più martellante è la campagna della previdenza complementare- non optare per i fondi, non farsi incantare dalle mirabolanti promesse di un’altra pensione che sostituisce la parte amputata a quella pubblica; perché nulla è certo, anzi no, l’unica cosa certa è che si ritroveranno con una pensione pubblica miserabile e senza TFR; in quanto poi alla pensione integrativa è stato calcolato che, per arrivare a 900 euro mensili, occorre, a inflazione ferma, versare qualcosa come 5.000 euro all’anno e con gli stipendi e i salari attuali per i più giovani è come chieder loro la luna.
Ma come dicono alcuni spot pubblicitari......liberi di scegliere!
Per i “neoassunti” (a partire dal 30/5/2000 quelli a tempo determinato, dopo il 31/12/2000 quelli a tempo indeterminato) che scelgono di aderire ai fondi pensione, automaticamente tutto il TFR maturando (il famoso 6,91% dello stipendio) più l’1% dello stipendio, più l’1% versato dall’amministrazione di appartenenza confluiscono nel fondo di riferimento; in più l’amministrazione pubblica aggiunge un versamento/bonus dell’1% per un anno se l’adesione avviene entro il primo anno di operatività del fondo, o dello 0,5% sempre per un anno se l’adesione avviene entro il secondo anno di vita.
Per gli assunti a tempo indeterminato entro il 31/12/2000 che scelgono la previdenza complementare, la quota che confluisce nei fondi pensione è costituita da un versamento dell’1% dello stipendio, a cui si somma il versamento di eguale entità dell’amministrazione di appartenenza, a cui vanno aggiunti il 2% dello stipendio trattenuto dalla quota del TFR maturando e l’1,5% trattenuto dal TFS precedentemente maturato, infine c’è da addizionare l’1% o lo 0,5% elargito per un anno dall’amministrazione se l’adesione ai fondi avviene entro il primo o il secondo anno di vita della loro operatività. Le quote da prelevare sul TFR e versare ai fondi potrebbero variare in seguito a sopravvenuti accordi in sede contrattuale. Al momento attuale non è ancora del tutto chiaro se, all’atto dell’eventuale entrata in vigore del meccanismo del silenzio/assenso, tutto il TFR maturando dei vecchi assunti passerà ai fondi pensione. Le indicazioni non possono che essere semplici e chiare: per chi è in regime TFS mantenerselo stretto altrimenti si va a finire dritti nei fondi pensione; anche per chi è in regime TFR –quei neoassunti verso cui più martellante è la campagna della previdenza complementare- non optare per i fondi, non farsi incantare dalle mirabolanti promesse di un’altra pensione che sostituisce la parte amputata a quella pubblica; perché nulla è certo, anzi no, l’unica cosa certa è che si ritroveranno con una pensione pubblica miserabile e senza TFR; in quanto poi alla pensione integrativa è stato calcolato che, per arrivare a 900 euro mensili, occorre, a inflazione ferma, versare qualcosa come 5.000 euro all’anno e con gli stipendi e i salari attuali per i più giovani è come chieder loro la luna.
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Paolo Gros- Admin
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