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Cambio residenza in carta d'identità

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Cambio residenza in carta d'identità

Messaggio  pia il Ven 27 Mag 2011 - 4:00

...rispetto a quanto riportato nel seguente articolo, mi chiedo se la cosa sia sensata (ma direi proprio di no). In ogni caso, almeno alcuni Comuni che conosco, hanno apportato il cambio di residenza in carte d'identità di alcuni soggetti. Hanno sbagliato? Hanno disatteso la legge?

[venerdì 27 maggio 2011]
Politica e amministrazione - ITALIA OGGI

Lo prevede espressamente la legge che ne impedisce il rinnovo quando ci si trasferisce
Carta d'identità che dice il falso

Come evitare di pagare il sovrapprezzo sui biglietti dei musei di Roma, previsto per i non romani? La domanda si pone perché, da quest'anno, Roma Capitale (tale la denominazione ufficiale di quello che fino allo scorso anno era il Comune di Roma e che fu, in periodo fascista, il Governatorato di Roma) appioppa un supplemento di un euro a chi non risieda nell'Urbe e visiti un museo locale. Il balzello è stato introdotto in coincidenza con la tassa di soggiorno (pudicamente battezzata «contributo»), con piena gioia degli amministratori capitolini, in prima linea il vicesindaco Mauro Cutrufo, pimpante di allegria nel conteggiare le previsioni d'introiti specifici recati da tali salassi. Va da sé che siamo in piena contraddizione con i sempre proclamati princìpi del federalismo fiscale: vedo, pago, voto. Qui, chi viene tassato non vede, non vota e quindi non può giudicare (e punire) gli amministratori che lo gravano, perché non risiede ove gli strizzano il portafogli. In compenso, gli resta una funzione: pagare. Dunque, per evitare di farsi appioppare un euro in più se vuole godersi, poniamo, una mostra ai Musei Capitolini, il visitatore coscienzioso residente in Roma deve esibire un «valido documento che attesti la residenza». E qual è il documento più usato? Va da sé, la carta d'identità. Nasce un problema: se un cittadino cambia residenza e quindi, nel caso che c'interessa, si trasferisce in Roma, sulla carta d'identità continua a figurare la precedente residenza. Perché non procura di cambiare carta? Sembrerebbe facile, ma non può.

Gli è vietato. All'origine del curioso divieto starebbe l'ancora vigente r.d. 635 del 1940, che regolamenta l'altrettanto vigente r.d. 773 del 1931, che poi sarebbe il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. L'art. 291 del regolamento così prevede: «La carta d'identità è esente da tassa di bollo. All'atto del rilascio o del rinnovo, i Comuni sono autorizzati ad esigere oltre che i diritti di segreteria, di cui all'allegato n. 5 del regolamento per l'esecuzione della legge comunale e provinciale, un diritto non superiore a lire una, esentandone le persone iscritte nell'elenco dei poveri. In caso di smarrimento, il duplicato della carta d'identità è soggetto al pagamento di doppio diritto». Il ministero dell'Interno ha così interpretato tale disposizione, con la circolare n. 24 del 1992: «Si osserva che l'articolo 291 del regolamento del t.u.l.p.s. prevede l'emissione del duplicato della carta di identità nella sola ipotesi di smarrimento della stessa, ipotesi cui si possono equiparare quelle della sottrazione furtiva e del deterioramento. Ne deriva che il legislatore non ha ritenuto necessario procedere al rilascio di un nuovo documento nel caso di variazione di quei dati che nulla hanno a che fare con l'identificazione della persona (_). Ne consegue che non alterano la suddetta funzione, il cambio della residenza, della professione, dello stato civile, ed è quindi del tutto superfluo, in tali casi, rinnovare la carta di identità». I Comuni, quando sono interpellati per la richiesta di una nuova carta d'identità che aggiorni la residenza, si trincerano sotto la circolare dell'Interno. Domanda spontanea: se non servono all'identificazione della persona, perché sono inseriti nella carta d'identità? Lasciamo stare la professione, elemento che tende a scomparire dalle carte d'identità; lasciamo stare pure lo stato civile; ma perché l'indirizzo deve restare, anche quando sia mutato? Tenuto conto del fatto che oggi la validità di una carta d'identità è decennale, un cittadino potrebbe cambiare anche tre o quattro volte la residenza, senza potersi dotare di un nuovo documento d'identificazione. Eppure il cambio di residenza sulla patente di guida viene agevolato dal ricevimento di un tagliando adesivo col nuovo indirizzo, che il titolare appone al documento. La scusa addotta dall'Interno pare scarsamente persuasiva. Non c'è, nel regolamento di attuazione del t.u.l.p.s., alcun divieto esplicito.

Già lo stesso ministero amplia la norma, perché parifica allo smarrimento sia la sottrazione, sia il deterioramento. Non si capisce, poi, l'insistenza sulla funzione di mera identificazione che competerebbe alla carta d'identità. Anche la residenza ha una sua importanza, eccome. Sembra quasi che, inibendo il rinnovo di una carta d'identità in caso di nuova residenza, l'Interno abbia voluto fare una cortesia ai Comuni. Questi, infatti, sono ben lieti di proclamare il divieto di rilasciare una nuova carta d'identità per l'avvenuto cambio di residenza. Risparmiano sull'operazione burocratica: meno lavoro, meno spese. Che cosa può fare il cittadino? Deve ricorrere o a un falso o a un artifizio. Nel primo caso, finge di avere smarrito la carta d'identità col fastidio di una denuncia. Per evitare questo inconveniente, preferisce l'artifizio, ossia deteriora volontariamente il documento chiedendo poi l'emissione di uno nuovo. Perché mai, però, costringere il cittadino a eludere la norma? Chissà se sanno rispondere i ministri riformatori e semplificatori, Renato Brunetta e Roberto Calderoli, oltre che il titolare dell'Interno, Roberto Maroni.


Marco Bertoncini

pia

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Tulps

Messaggio  Paolo Gros il Ven 27 Mag 2011 - 4:06

Il testo scritto nel 1931 forse e' un po' vecchiotto come nel caso prospettato ma anche in tanti altri.
( ciascuno in luogo aperto al pubblico non puo' andare mascherato e deve dare contezza del proprio volto )
Chi circola in moto , ed e' un obbligo , con il casco integrale a norme Cee secondo voi e' riconoscibile o e' sanzionabile :
1) perche' ha il casco ed ai sensi del Tulps non e' riconoscibile
2) perche' non ha il casco ed il Cds lo prevede.

che dire....ad maiora.
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TULPS

Messaggio  Ospite il Dom 29 Mag 2011 - 7:57

Perchè?? semplice...siamo in Italia...un paese dove ancora non esiste la carta d'identità elettronica (fiumi di parole e soldi buttati invano da 10 anni a questa parte) un paese dove ci vogliono due giorni per votare con scorte di polizia, carabinieri, esercito etc. (ma perchè gli altri paesi votano in un giorno??) dove per sbrurocratizzare si istituisce il cup, il cig, il durc, e diavolerie simili. Un paese vecchio, stanco, infelice, incapace, rassegnato, assopito, menefreghista, che tira avanti alla "spera in Dio"...

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Re: Cambio residenza in carta d'identità

Messaggio  GiovanninoPM il Mer 3 Apr 2013 - 1:08

Sono arrivato a questo forum per una questione diversa, ma simile.
Una cittadina norvegese aveva sulla carta di identità italiana, l'indirizzo di residenza norvegese ed è nata una discussione che sottopongo anche ai frequentatori del forum.
Le mie conclusioni - ecco la similitudine all'argomento fin qui discusso - sono che la carta d'identità vale come documento di identificazione e, nel nostro ordinamento, identifica la persona il nome, il luogo e la data di nascita. Tutto il resto sono accessori all'identità personale.
La stessa evoluzione che ha subito il documento di riconoscimento della patente di guida, non prevede più l'indicazione della residenza.
Quindi, dal mio punto di vista, il cittadino norvegese che dimora temporaneamente in Italia (in quel caso, per ragioni di studio), ha il diritto di ottenere il documento di identità, in quanto cittadino Schengen e quindi soggetto ai controlli di polizia (primo, fra tutti, l'identificazione) ma, nel contempo, ha il diritto che gli venga riconosciuta la sua effettiva dimora abituale, che non è in Italia, ma in Norvegia.
Altra cosa, invece, è la residenza, appunto, che serve conoscere, in determinati casi, soprattutto quando si debba notificare un atto della P.A. Ma in questo caso, non è possibile riferirci al contenuto di un documento di identità o altro documento equipollente (ad esempio, il passaporto non reca la residenza del suo titolare, ma è documento atto ad identificarlo). Peraltro, come nel caso delle notificazioni per violazioni al c.d.s., la notificazione è da ritenere valida se fatta all'indirizzo di residenza indicato presso gli archivi della motorizzazione civile. Per altre esigenze - quali quelle di polizia, in senso stretto - è compito dell'autorità di P.S. o P.G., in ragione delle diverse esigenze d'istituto, approfondire le ricerche.
Quindi e per concludere riagganciandomi a quanto è stato fin qui discusso, a mio modo di vedere il TULPS sarà anche datato, ma molto più chiaro di tante leggi attuali: lo scopo della carta di identità era ed è quello di identificare i cittadini e non quello di certificare la residenza (in tal caso, si ricorre, appunto, al certificato di residenza) e quindi, l'indicazione degli "accessori" all'identificazione, può aiutare chi effettua il controllo, ma non può offrire idonee garanzie di certezza giuridica.
A contrario, vi immaginate se quello che è riportato nella carta di identità potesse essere utilizzato come certezza giuridica, quanti buontemponi lo utilizzerebbero per scopi illeciti?
Gradirei comunque un confronto.
Ringrazio e mi complimento.

GiovanninoPM

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cdi

Messaggio  Paolo Gros il Mer 3 Apr 2013 - 1:28

Le origini della Carta di Identità risalgono al lontano 1931 e sono disciplinate dall'art 3 del “ Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.) ” come modificato ed integrato dalla L. 224/63 , dal D.P.R. 1656/65 e dalla L. 191/98 (Bassanini Ter) .

La principale funzione alla base dell'introduzione della Carta di Identità nel nostro Paese, è agevolare le Autorità di Pubblica Sicurezza nell'esercizio dei compiti loro affidati, dotandoli di un mezzo che permetta l'immediata identificazione dei cittadini italiani o degli stranieri residenti in Italia.

L'identità di un soggetto può individuarsi con certezza soltanto attraverso il suo nome, cognome, luogo e data di nascita o attraverso l'identificazione della sua paternità e maternità.

Per agevolare l'identificazione di un individuo i suoi dati vengono ufficializzati in un documento amministrativo: la Carta di Identità, che ricopre valenza giuridica in quanto atto formale di una Pubblica Amministrazione.
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Paolo Gros
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Re: Cambio residenza in carta d'identità

Messaggio  GiovanninoPM il Mer 3 Apr 2013 - 4:41

Sentita la nostra anagrafe e quella dell'ufficio interessato, è emerso che l'unico caso in cui su di una carta di identità italiana viene inserita la residenza all'estero è quella della doppia condizione, inderogabile, della cittadinanza italiana e dell'iscrizione AIRE.

GiovanninoPM

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Re: Cambio residenza in carta d'identità

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